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FEIC NIUS: Quello di cui non parleremo in campagna elettorale

Previsioni per tempo

Quello di cui (probabilmente) non parleremo saranno altri temi. Proviamo a tirarne fuori una lista non esaustiva:

D di Diseguaglianza – nonostante la nostra sia l’epoca della diseguaglianza nell’appropriazione di reddito e patrimonio, nonostante l’erosione della classe media (confrontate la S di Stabilità…), in Italia manca un movimento come quello degli Indignados o Occupy Wall Street in grado di fare diventare questo tema una questione centrale. Eppure la L di Lavoro e la R di Reddito sono strettamente imparentate con il fenomeno globale della diseguaglianza, tra paesi e tra classi. Per non parlare di tanti altri temi trascurati: la I di Istruzione, la S di Sanità, la P di Pensioni, etc. etc.

E come ecologia – in Italia manca anche un partito di ispirazione ecologista paragonabile ad altre realtà (specialmente in Nord Europa) e che riesca ad andare al di là del piccolo recinto vegano-ambientalista e dei suoi dogmi; un approccio serio e meditato al problema ecologico (non solo cambiamento climatico, ma anche consumo del suolo, inquinamento, tutela del paesaggio,…) è rinviato a data da destinarsi.

D’altra parte, la tutela dell’ambiente sembra (è?) un lusso da ricconi, quando il primo problema è mettere assieme il pranzo con la cena.

F di Finanza – nell’epoca del “finanz-capitalismo”, non ne parleremo mai abbastanza; se capiterà di discuterne, sarà in termini di rischio spread, paure irrazionali dei mercati, boom degli investimenti azionari, miliardi di euro (mai esistiti in realtà) bruciati da poche sedute in Borsa. Il nostro linguaggio, quando ne parleremo, sarà sempre il solito: la lingua impenetrabile degli specialisti, zeppo di tecnicismi e termini inglesi, oppure quello delle disgrazie naturali inevitabili. O al contrario quello del complotto plutocratico. In un caso come nell’altro, senza capirne alcunché.

P di Periferie – le nostre periferie trascurate, abbandonate, mai riqualificate, impoverite, non saranno probabilmente al centro della discussione, salvo poi diventare uno degli argomenti in termini di analisi dei flussi elettorali per spiegare il crollo dei partiti “tradizionali” in nome di formazioni xenofobe o che credono alle teorie sulle scie chimiche. Insomma, si parlerà degli effetti senza aver mai adombrato alcunché delle cause.

S ampia e diffusa, quella della Sicurezza idrogeologica e degli edifici – a meno che un terremoto non ci venga cortesemente a sollecitare, è molto probabile che fino alla prossima disgrazia non si parlerà di messa in sicurezza degli edifici nelle zone sismiche, né si discuteranno interventi su un territorio fortemente impattato dal rischio idrogeologico. Peccato, sarebbe una maniera intelligente di sostenere la creazione di posti di lavoro (tanti) con interventi comunque necessari.

V per Votanti (numero di) – la giostra della vittoria del post-elezioni, in cui tutti vincono e in realtà molti hanno perso voti in termini assoluti, difficilmente si concentrerà sull’astensionismo come facevamo qualche anno fa. Tutti impegnati a parlare di percentuali, a fare la conta dei seggi, a rivendicare il voto di “milioni di persone”, la forza impressionante e travolgente di votanti entusiasti. Nessuno a pensare a quanti voti persi o guadagnati rispetto alle ultime elezioni. Tanto per “dare i numeri”, dalle politiche 2013 (dati della Camera) alle europee 2014: il Pd da 8.6 milioni (25%) a 11,2 (40%), oggi proiettabile al 24%; il Popolo della Libertà da 7,3 milioni (21%) a 4,6 per Forza Italia (16%), oggi al 15,7%. Ma DS e Margherita, genitori del PD, assommavano 12 milioni di voti solo l’altro ieri, nel 2006; e Forza Italia più An 13 milioni. Altri sono cresciuti, nel frattempo, certo, sopratutto il M5S, che viene dato nel 8,7 milioni (25%) a 5,8 milioni (21%) ed oggi al 28%, la Lega da 1,3 (4%) a 1,6 (6%) ed oggi al 13%, il raggruppamento di sinistra dal nome mutevole dal milione di voti (3%) di SeL al milione de L’Altra Europa con Tsipras (3%), oggi al 6-7% con LeU. Ma soprattutto andrebbero considerati i dati relativi all’astensione, che si gonfia da un anno all’altro: chi non si sentiva rappresentato è passato da 7,7 milioni nel 2006 a 9,2 nel 2008, ad 11,7 milioni nel 2013, fino a 21,7 milioni nel 2014. Elezioni diverse, quelle politiche da quelle europee del 2014, certo. Ma l’astensione rimane sempre e comunque la scelta preferita dagli italiani, il primo partito (o non-partito).

Come avrete notato, negli ultimi due articoli le nostre riflessioni sono state abbastanza aperte. Abbiamo, su molti temi, nostre opinioni ben più nette di quanto non abbiamo fatto trasparire qui. E ne riparleremo. Ma ciò di cui abbiamo bisogno è apertura mentale e capacità critica.

In questa sede il nostro intento non era discutere dei temi specifici, ma di come questi vengano affrontati (o occultati) con faciloneria dai nostri (futuri) rappresentanti davanti alle folle plaudenti. Nella “commedia dell’arte” delle elezioni, il canovaccio prevede topoi onnipresenti ed altri totalmente rimossi. Ma è sempre possibile che il Mondo Reale (una frana, un rogo in un quartiere disagiato) faccia la sua tragica comparsa sul palcoscenico allestito da media e politici, portando alla ribalta problemi differenti dagli slogan collaudati. Quindi meglio allargare un po’ lo sguardo per tempo, e magari sbirciare cosa c’è a bordo palco o dietro le quinte.

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Previsioni per tempo

Non potrete dire che non vi avevamo avvisato. Avvertenza: tenere lontano da militanti politici suscettibili.

Proviamo a fare, attraverso un piccolo gioco, delle previsioni sulle elezioni parlamentari del prossimo marzo. No, non cercheremo di indovinare il vincitore o le percentuali dei partiti. Per quello ci sono già i sondaggisti ed i (talvolta più affidabili) bookmakers (di cui esiste il termine italiano, quasi losco ma legale, “allibratori”).

Piuttosto, tiriamo ad indovinare quali saranno gli argomenti che “terranno banco” nella prossima campagna elettorale e vediamo, di ognuno, gli “effetti collaterali”, il rimosso. Considerate questo breve articolo un piccolo “bugiardino”, da leggere per iniziare a destreggiarsi tra slogan, dogmi e falsi miti, prima che la febbre elettorale vi colga e dobbiate fare uso della tessera elettorale.

Abbozziamo un elenco, in ordine strettamente alfabetico, dei temi che saranno in voga:

D di Diritti – la sinistra non avrà molti altri “successi” da cavalcare, dato che dal punto di vista sociale il suo contributo è altrimenti “non pervenuto”; la destra ne approfitterà per osteggiare diritti contrapposti ai Valori. Mai si parlerà di diritti e possibilità economiche, assieme. Allo stesso tempo, agli ultras del diritto di ognuno di fare qualunque cosa, non basterà quanto fatto finora, a torto o (qualche volta) a ragione. Si parlerà ancora di Ius soli e forse di eutanasia, dopo l’affossamento del primo e l’approvazione del testamento biologico. Il tema delle unioni civili dovrebbe lasciare più sullo sfondo il matrimonio omosessuale, mentre è possibile che si parli di parità delle retribuzioni tra uomini e donne. In ogni caso, saranno diritti senza doveri o doveri senza diritti.

E di Euro (più che di Europa) – la camicia di forza imposta dall’euro ha, secondo molti, impoverito il sistema produttivo del paese, che era basato anche sulle svalutazioni competitive (che rendevano più facilmente esportabili i nostri prodotti), mentre secondo altri ha tutelato il paese dalla correlata inflazione. Quel che è certo è che si discuterà di moneta in termini referendari: euro sì oppure no. Dimenticandoci che la sovranità monetaria non è solo disporre di una propria moneta, ma anche avere il controllo di una banca centrale al servizio del pubblico interesse, ad esempio. O che il tessuto produttivo, euro o non euro, si ricostruisce con una seria politica industriale, termine che per il neoliberismo imperante (di cui l’Unione europea è una manifestazione originale) è una bestemmia. Probabilmente non si andrà molto al di là delle retoriche anni ’90, da cui siamo nauseati: da una parte l’euro quale fattore di modernizzazione per un paese arretrato, che altrimenti affronterebbe l’apocalisse di un’uscita dalla moneta unica, dall’altra la bellicosa retorica spicciola di vecchi e nuovi oppositori (alcuni improvvisati) dell’euro, ma non dell’ideologia da cui è stato concepito.

I di Immigrazione – tra successi veri o presunti del governo (lo “stop” agli sbarchi……) e le retoriche pro e contro l’integrazione, parleremo molto dei migranti che devono ancora arrivare e di quelli che sono già qui. Ma non parleremo del fatto che non è possibile accogliere tutte le persone in cerca di lavoro. Non diremo ad alta voce che non si può accettare acriticamente lo slogan semplicistico “aiutiamoli a casa loro”, per vari motivi. Primo perché gli che aiuti economici “a pioggia” non migliorano le condizioni dei popoli interessati; secondo perché chi parla di immigrazione solitamente i fondi alla cooperazione li ha tagliati, senza sostituirli con alcunché; infine perché a monte ci sono cause economiche, geopolitiche e sociali che scatenano le migrazioni su tutto il pianeta, non solo verso la nostra piccola Italia. Nessuno ricorderà che le nostre leggi non riescono ad impedire la permanenza degli spacciatori pluripregiudicati, ma in compenso inchiodano al rimpatrio i muratori stranieri che non hanno altra colpa se non il lavorare in nero. Trascureremo il fatto che le nostre periferie sono imbottite di emarginati, italiani e non italiani, il cui malcontento prima o poi esploderà. Insomma, se ci dimentichiamo di tutte queste cose… di cosa stiamo parlando? Resteranno solo buonismi e complottismi.

L di Lavoro – Quasi tutti contrappongono il Lavoro all’integrazione del Reddito, inteso come l’ennesimo ammortizzatore sociale, puramente assistenziale (vedi oltre). Comunque, ci aspettano grandi promesse, miliardi di posti di lavoro. Una buona soluzione potrebbe essere far vincere tutti: la somma aritmetica dei posti di lavoro promessi da ognuno potrebbe consentirci di avere almeno due impieghi a testa. Il problema vero rimarrà sullo sfondo dei cartelli elettorali: quale lavoro? Lavori pubblici elargiti a piene mani sono impossibili, anche a causa di vincoli come il pareggio di bilancio in costituzione. Le aziende italiane, invece, sono in posizioni subordinate nella divisione internazionale del lavoro, quindi si dovrebbe aiutarle a produrre cosa (quali prodotto) e come (con quali tecnologie)? E poi, questo lavoro sarà pagato quanto al dipendente? e tassato quanto, per l’azienda? Il precariato imposto, le tutele degli autonomi, il rilancio del sistema produttivo nell’economia globale… saranno sottotemi oscurati dalle cifre sparate a destra e a manca. Il “futuro senza lavoro” per noi è già presente…

R di Reddito – “grande è la confusione sotto il cielo”… il tema è di gran moda, ma pare nessuno ci capisca nulla. Né le formazioni a favore di qualche misura di integrazione del reddito, né quelli contro. Basti elencare i nomi attribuiti a misure tra loro molto diverse (ma mai analizzate a fondo): “reddito di inclusione” (governo Gentiloni, elemosina di Stato per i poverissimi, subordinata alla permanenza nello stato di povertà); “reddito di cittadinanza” (il M5S, cui va riconosciuta la paternità, lo propone di nuovo come misura contro la povertà, condizionata da percorsi di inserimento lavorativo, fino a 700 euro circa); “reddito di dignità” (quando c’è da cavalcare l’onda Berlusconi è sempre un maestro: gli euro diventano 1000, non si sa bene se condizionati, né come saranno finanziati). Nessuno, sicuramente, ha letto Van Parijs, il teorico del “reddito di base”: stessa cifra erogata a tutti (da Berlusconi a chi vi scrive), su base individuale (per le famiglie, la cifra si somma), incondizionata. Per liberare le persone dalla schiavitù del lavoro e sostenere il reddito di tutti, ma con un sistema fiscale progressivo (per cui il ricco riceve il reddito, ma lo finanzia pagando più tasse). Si può essere d’accordo oppure no. Quel che è certo è che l’analisi sta a zero, le balle elettorali a mille (euro).

S di Stabilità – ce la chiederanno immediatamente i famigerati mercati, dopo elezioni senza una chiara maggioranza. I risultati possibili? Ancora il governo Gentiloni (sarebbe accanimento terapeutico?), una “grande coalizione” PD-Forza Italia (che a parole nessuno vuole, ma vedremo), una coalizione “anti-sistema” che difficilmente avrà i numeri (M5S con Lega o Liberi ed Eguali, come se fossero equivalenti…). In ogni caso, la legge elettorale è un “pastrocchio” che non facilità l’individuazione di maggioranze coerenti e allo stesso tempo non darà granché in termini di rappresentatività proporzionale. Quel che è certo è che i partiti si daranno da fare (ipocritamente?) per distanziarsi il più possibile, salvo poi decidere post-voto per alleanze anche innaturali. Ancor più certo è che i media ci bombarderanno di speculazioni sul tema, coprendo in tal modo questioni di impatto decisamente più diretto nella vita degli italiani. I mercati, i politici, e spesso anche i militanti, purtroppo si eccitano spesso con il punto G (di Governabilità).

T di Tasse – tema onnipresente nel paese dall’elevata tassazione e dall’abnorme evasione, ora però pure sulla scia del taglio delle tasse di Trump (che come al solito avvantaggerà chi ha redditi più alti e toglierà servizi a classe media e poveri). Le retoriche contrapposte, tutte e vere e tutte faziose, oscilleranno tra “- La tassa sulla prima casa l’ho tolta io – No, io” e “flat tax per tutti”. Probabilmente non toccheremo le vette del creativo “le tasse sono una cosa bellissima” di Padoa-Schioppana memoria, ma toccheremo il fondo con lo “Stato criminale ed inquisitore” in cui “è tutto un magna magna”. La questione dove la nostra italianità viscerale viene meglio messa in scena.

Che dite, ne abbiamo dimenticato qualcosa? Magari direte la P di Pensioni o di Plastica (sacchetti di), la D di Debito, la I di Innovazione, la F di Fake news. Ci torneremo.

Soprattutto, però, ci chiederemo: quali sono i temi che dovremmo discutere, ma di cui nessuno sta parlando?