Barba e Pivetti – Un dibattito sull’euro

A seguito della pubblicazione dell’intervista ai professori Barba e Pivetti, il sito online che ci aveva ospitati pone la seguente domanda, sulla base del fatto che non si parlasse apertamente nell’intervista di uscita dalla moneta unica:

“Forse si dà per scontato che il ritorno alla sovranità nazionale monetaria e fiscale porterebbe necessariamente all’uscita dall’euro?
O forse si ritiene che si possa riuscire a condurre politiche espansive anche restando nella moneta unica? “

Qui sotto la nostra personale risposta. 

I primi articoli di uno dei membri del collettivo Aristoteles contro l’entrata nell’UE e contro l’euro risalgono al 1996. Analisi allora molto elementari, che derivavano dalla semplice lettura dei trattati, ma scritte in tempi non sospetti. Non scriviamo questo per arrogarci la primogenitura del “noi lo dicevamo già venti anni fa”, ci mancherebbe. Ma perché è bene tenere presente quali siano state le responsabilità dei politici (della Prima e della Seconda Repubblica) nella vicenda; non fosse altro per valutare questa fioritura di vecchie facce che fondano nuovi movimenti “sovranisti” e che faranno dell’uscita dall’euro lo slogan (vuoto?) della campagna elettorale che è già iniziata.

Partiamo da lontano per questa breve risposta, in quanto riteniamo doverosa una premessa di chiarezza. Siccome il nostro punto di arrivo è il ripristino del controllo politico (almeno parziale) dell’economia, è bene partire da una posizione, per l’appunto, politica.

Quanto alla nostra opinione, in breve riteniamo che si debba uscire dall’euro e ritornare ad una moneta nazionale.

L’uscita dall’euro, tuttavia, è una misura necessaria, ma non sufficiente.

Una serie di misure concomitanti sono indispensabili per riaffermare il controllo politico dell’economia: una nazionalizzazione della banca centrale, innanzitutto, integrata da una serie di decreti di regolamentazione di alcuni aspetti essenziali del sistema bancario e di investimento. Tutto questo permetterebbe il recupero di quella che chiamiamo sovranità monetaria.

Tutto questo però, a sua volta, è (di nuovo) necessario, ma (ancora) non sufficiente a ripristinare un soddisfacente equilibrio sociale ed economico.

Perché non è sufficiente?

Occorre effettuare un’analisi dei rapporti di forza per mappare il contesto attuale: il sistema democratico è stato smantellato, il compromesso sociale keynesiano distrutto, la mentalità solidaristica soppiantata dall’ultraindividualismo. L’Unione europea è uno dei tentativi di liquidare il più grande esperimento di emancipazione della storia umana (pur con tutte le sue contraddizioni): il Novecento.

Delineato questo quadro, l’integrazione monetaria europea appare come la punta di un iceberg sommerso.

Riteniamo quindi che questo non sia il momento di “fughe in avanti” (magari date in pasto ad un popolo confuso ed arrabbiato, per puro interesse elettorale), ma di una pazientissima semina (in cui l’analisi teorica si unisca a pratiche mutualistiche, solidaristiche e di lotta tutte da inventare).

Uscire dall’euro, quindi? Sì. Ma solo come parte di un progetto più ampio di rinascita sociale, lunga e faticosa.

(Pubblicato in origine: dicembre 2017)

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